| Introduzione  | La tessitrice filava in silenzio, assorta nel suo lavoro, sospirando. Il filo scorreva in silenzio nel palmo delle sue mani segnate dal tempo, accumulandosi sul pavimento della stanza.
Ad imitarla, in un angolino, un ragno tesseva la sua tela con cura e metodo.
Gli occhi stanchi della donna si posarono su uno dei fili. Il movimento fluido del tessuto s'arrestò e la donna si chinò ad esaminarlo. Sospirò. Da un cesto ai piedi della sua sedia prese una forbice e tagliò il filo quindi, nel silenzio della stanza, ricominciò a filare. |  |
I Fili del Fato è un gioco di contrasto, una battaglia continua combattuta tra l'ordine ed il caos, tra ciò che è preordinato e ciò che non ha ordine, tra il Fato e il Caos. Sono queste le due grandi forze in gioco nel campo di battaglia che vede schierati, ignari, gli esseri umani.  | Jack non vi fece caso quando uscì: Mary indossava un bellissimo abito, provocante; indossava inoltre la collana che lui le aveva regalato il primo anno d'anniversario. Jack non vi aveva fatto caso.
Mary si. E quando il marito, poco dopo il suo ritorno, si era sistemato sul divano a guardare la partita, lei andò su tutte le furie. Ma Jack non ebbe il tempo di chiederle cosa accadeva: il campanello della porta segnalava qualcuno oltre, sulla soglia.
E Jack uscì con grande sorpresa di Mary. Uscì per aiutare quell'uomo che aveva chiesto loro aiuto. Era uscito subito per lui, ma aveva ignorato lei. Mary era furiosa.
I due attraversarono la strada, lo sconosciuto per primo e raggiunto il marciapiede, sparì alla vista di Mary dietro il grande cipresso al limitare del loro terreno. Anche Jack raggiunse l'altro lato della strada, si fermò a guardare la dove Mary aveva perso di vista l'uomo, sorrise, annuì, tornò indietro facendo segno d'aspettare.
Fu un attimo: un rumore di freni, uno tonfo sordo ed inquietante, uno schianto di vetri infranti...
E Mary aveva visto tutto: aveva visto il marito morirgli davanti gli occhi, preso di petto da un automobilista ubriaco, un teppista della strada che se la dette a gambe levate subito dopo aver realizzato la gravità della situazione.
Mary era ora vedova. Vedova per colpa di uno sconosciuto che aveva chiesto aiuto a Jack, uno sconosciuto che doveva sostituire la gomma e che aveva dimenticato il cric. Jack stava tornando a casa a prendere il suo quando accadde il fatto. Quella volta Jack non guardò la strada. Lo faceva sempre. Era convinto che li in quel residence dove abitavano, fosse al riparo da simili incidenti.
Si sbagliava Jack. Mary sorrise amara: Jack era attento all'attraversare la strada. Stavolta non lo era stato. Scosse il capo tra le lacrime. La maledizione della morte violenta che la famiglia di Jack sembrava portarsi dietro e che Jack, razionalmente, aveva cercato di evitare, aveva colpito alla fine nonostante tutti i razionali ed inconsci tentativi di Jack di evitarla.
Evidentemente, pensò Mary amaramente, era destino...
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Manovrati dagli agenti del Fato o Figli d'Eurynome e dagli agenti del Caos o Figli di Tyche i mortali agiscono senza sapere ne dell'uno ne dell'altra fazione. Ma quando lo scontro viene ad aversi tra le due fazioni, allora si ripete di nuovo una battaglia, l'ennesima della lunga serie di battaglie che si sono succedute nella millenaria Guerra del Fato  | L'uomo era nella sua macchina, la ruota sgonfia ormai riparata. Sorrise.
Lo sportello del passeggero si aprì ed entrò un uomo vestito di scuro, dai tratti duri, longilineo, un'età apparente di trentacinque anni. Il nuovo arrivato non disse niente, mentre l'altro lo fissava con timore.
"E' morto", disse lui tremando, "lo ha preso in pieno come avevi detto. Come facevi a saperlo?"
L'uomo in scuro non rispose lasciando che il nervosismo dell'altro aumentasse fin quasi allo spasmo. Quindi affondò la sinistra nell'impermeabile nero e la tirò fuori aprendola. Nel palmo era un filo di seta tagliato di netto da un colpo di forbice.
L'altro lo fissò non capendo quindi portò l'attenzione sull'uomo.
"Non comprendo" "Ha poca importanza Marvey", disse con tono freddo, "Ha importanza che tu abbia fatto il tuo lavoro"
Marvey sorrise nervosamente: "Davvero? Sono dunque libero?"
Lo scuro annuì nella sua espressione fredda, che ancora non si posava su di lui. Richiuse la mano e l'affondò nella tasca per poi tirarla fuori e tenderla verso Marvey. La mano si aprì ed un lungo filo si posò dolcemente sulle gambe di Marvey che lo fissò dubbioso.
"Cosa è?" "La tua vita Marvey" "...La mia..." "Vita. Non sei sordo. La tua stupida vita. E' tua. Ti appartiene. Hai poche possibilità di essere controllato Marvey. Sei libero"
Marvey non capì che diamine volesse dire lo scuro. Guardò quel filo sottile nelle sue gambe attonito.
"La mia vita..."
Qualche ora dopo Marvey stava brindando al Kosmos Bar. Russell, il barista, era fuori quella sera. Le sue tre sorelle non c'erano. Al loro posto v'era una ragazzina dagli occhi neri, molto carina e procace. Quando vide Marvey sorrise e lo raggiunse offrendogli altra birra. L'occhio di lei andò ad un filo scucito che emergeva dalla tasca. Incuriosita lo fissò e con un rapido movimento allungò la mano al filo e lo tirò a se.
Marvey la guardò pallido urlando a quella mossa, urlo che lasciò la ragazza basita, mentre, per lo spavento, il filo le cadde dentro il lavandino del bancone. Marvey si sporse quasi oltre il bancone, urlando parole sensa senso, terrorizzato. La ragazzina, terrorizzata forse più dell'uomo, indietreggiò azionando l'interruttore del tritarifiuti che, inevitabilmente, tirò a se il filo distruggendolo in pochi secondi.
Quando Russell tornò al bar, si rese subito conto che qualcosa non andava: un'ambulanza e la polizia facevano da capannello al suo locale. Qualcosa era andata per come non doveva andare e ciò lo allarmò. Fu raggiunto da tre figure eleganti anch'esse sorprese di quanto stava accadendo.
Nessuno di quelle quattro figure osava dire niente. Solo Russell alla fine sussurrò qualcosa alle tre:
"Sono stati qui..." "Si fratello", rispose lugubre la più anziana delle tre sorelle. Le altre non dissero niente, ma erano molto sorprese. Quella sera il caso aveva messo il bastone tra le ruote del fato, di nuovo, dopo tanto tempo.
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I Fili del Fato è dunque un gioco in cui il Fato cerca di mettere ordine tra le azioni casuali del Caos; ma così come il Fato interferisce negli affari del Caos, alla stessa maniera il Caos intralcia i piani del Fato. Perchè gli umani siano liberi di scegliere, perchè nulla sia scritto, perchè il libero arbitrio possa davvero esistere in un mondo dove i mortali sono marionette guidate dal Destino. Edited by Pendraig - 16/9/2008, 14:48 |  | Spica, Alfa Virginis. | Vega, Alfa Lyrae. |
 Δέδυκε μέν α σελάννα καί Πληϊαδες· μέσαι δέ νύκτες, παρά δ' έρχετ' ώρα, έγω δέ μόνα κατεύδω. |